Anziani: come combattere la paura della solitudine?

Un sentimento piuttosto comune che si inasprisce ulteriormente col passare degli anni.

Nel 2018, in Italia è stato rilevato un numero pari a 1,2 milioni di over 65 che conducevano una vita in solitudine. Questo dato, risalente a quasi tre anni fa, non può che far riflettere sull’attuale periodo, in cui oltre alla paura della solitudine si va a sommare pure quella del contagio. Una persona anziana si trova quindi a combattere una guerra particolarmente ostica su più fronti contemporaneamente.

Una situazione irreversibile? Scopriamolo assieme. 

Paura di restare soli: un sentimento piuttosto comune

Associamo spesso gli anziani al concetto di fragilità e alla paura di restare soli. Ma sarà proprio così, effettivamente? Perché la verità è che a soffrire di solitudine sono sempre più individui, alcuni di essi ben distanti dalla terza età. 

Ma facciamo un breve premessa. Una precisazione. L’essere umano è un animale sociale, che vive in branco: un sistema complesso basato su frequenti interazioni e rapporti interpersonali. Non potrebbe essere altrimenti, per l’uomo. Ecco il primo passo da fare: prendere atto di un comportamento inscritto nel DNA di una specie che non segue il conteggio degli anni. Un meccanismo di sopravvivenza in parte condiviso già dagli antenati dell’homo sapiens. Rimanere da soli 10.000 anni fa corrispondeva per esempio a diventare facile preda del carnivoro di turno o dei propri rivali; oggi corrisponde perlopiù a cadere facile vittima di se stessi, oltre che delle proprie debolezze fisiche.

Adesso però torniamo a noi.

È evidente che un soggetto avanti con l’età può manifestare un sensibile incremento delle proprie fragilità rispetto ad uno anagraficamente più giovane, ma come dicevamo prima, non è così scontato come sembra. Il punto è che, a prescindere dalle rughe, bisogna mantenersi attivi: sia fisicamente che mentalmente (almeno uno dei due se possibile), e fare in modo di allacciare sempre nuove avventure. Piccoli passi, abitudini, accorgimenti, traguardi in grado di revitalizzare la giornata e l’autostima.  

Quindi, signori, un appello a tutti voi: per combattere la solitudine sarebbe meglio prima di tutto scacciare le proprie convinzioni errate, tutto quel surplus di limiti che sovente vanno ad accavallarsi ad un umore già precario per altri motivi. Lo so, facile a dirsi: ma solleviamo almeno la testa dal suolo per cercare di camminare meglio.

E in secundis, vi consiglio di leggere il prossimo paragrafo.

Come combattere la solitudine negli anziani

Quando senti bussare la solitudine alla porta, tu non rispondi. Non ti interessa.

L’importante è evitare di isolarsi e di sigillarsi nella tristezza, nello sconforto.

Bisogna esprimersi, sempre e comunque. Il miglior consiglio è quello di confrontarsi con altre persone, di restare connesso anche attraverso i mezzi di comunicazione, sia tradizionali che nuovi media. Poi è indispensabile dedicarsi a qualsiasi attività che possa assecondare un hobby o passione per poter apprezzare nuovamente il profumo della motivazione.

È bene quindi cercare nuovi stimoli, nuova esperienze. In questo modo il cervello elaborerà nuove connessioni sinaptiche forgiando nuovi schemi. Sguinzagliare l’estro creativo che magari era stato assopito per scelta o necessità, aprirsi alla generosità, alla solidarietà e in generale a relazioni interpersonali capaci di produrre gratificazione. 

Un ruolo chiave lo occupa la “cura”, oltre che verso se stessi anche nei confronti di eventuali nipoti. Altrimenti si possono accudire animali, come i cani (animali che offrono molto affetto), ma anche piante. Un ulteriore step fondamentale è quello di rimanere in contatto, grazie ai numerosi mezzi di comunicazione ad oggi disponibili, con famigliari, conoscenti, vicini di casa e amici, anche qualora si trovassero molto lontano.

Ricorda inoltre che una passeggiata quotidiana o se possibile un po’ di attività fisica influisce notevolmente nella gestione dello stress psicologico, favorendo la produzione di endorfine (induttori di sentimenti positivi di benessere e piacere) e riducendo di fatto l’ansia.

Infine è giusto precisare che la solitudine può essere anche interpretata come una fase di ricerca interiore, per distaccarsi dalla frenesia di tutti i giorni e ritrovare se stessi. Sapersi ascoltare, dare spazio ai propri ricordi, è il primo passo per stare bene da soli e di conseguenza leggere ciò che ci circonda attraverso la lente di un altro obiettivo. Per migliorare è raggiungere finalmente l’equilibrio della felicità. 

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Divertimento e sano relax sono garantiti dalle numerose attività ricreative quali musicoterapia e Pet-therapy. 

Ogni ospite è una storia a sé stante, con le sue dinamiche e i suoi ingranaggi. Saper ascoltare è la chiave per sbloccare il sorriso.

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